SILSIS MILANO

AREA DI SCIENZE DELL’EDUCAZIONE
A.A. 2005-2006

Milano, 18 Gennaio 2006

Coordinamento: Prof. Raffaele Mantegazza



Psicologia dell'educazione: il Comportamentismo

Dispensa introduttiva a cura di Pietro Condemi

 

1 - La storia della psicologia comportamentista

 

Premesso che non esiste "la psicologia", ma occorre parlare di "psicologie", dal momento che dietro a ognuna di esse ci sono diverse visioni di uomo, diverse teorie, diverse metodologie, con psicologia dell'educazione si indica oggi lo studio degli aspetti cognitivi relativi all’apprendimento (learning) e all’insegnamento (teaching) scolastico. Lucia Lumbelli e Clotilde Pontecorvo propongono una accezione più ampia: occorre tener conto dei fenomeni psicologici peculiari di ogni situazione educativa (sia essa intenzionale o no, scolastica o extrascolastica) nell’incontro tra modalità generali e specifiche dell’individuo nel costruire ed elaborare le proprie conoscenze, e il contenuto culturale di cui l’allievo si va appropriando in modo progressivo.

 

Wilhelm Wundt (1832-1920), psicologo tedesco, inaugura nel 1867 ad Heidelberg il primo corso di Psicologia Fisiologica, e fonda la prima rivista di Psicologia nel 1881; ma il suo maggior contributo risale al 1879 quando inaugura a Lipsia il primo laboratorio di Psicologia sperimentale nella storia della psicologia scientifica. Si deve a lui, quindi, la metodologia della ricerca sperimentale in psicologia: accurata identificazione, stretto controllo e esatta quantificazione delle variabili psichiche, peraltro circoscritte ai processi sensoriali semplici, ed estese ai processi mentali complessi dai suoi eredi. Secondo Stephen Toulmin, in Occidente si è considerato il pensiero di Wilhelm Wundt unicamente riguardo alla metodologia scientifica di ricerca, ignorando il fatto che egli riteneva i processi mentali alti influenzati da fattori socio-culturali, e quindi anche loro investigabili ma come prodotti dell'evoluzione storica della cultura e della società umana.

 

Il Comportamentismo (Behaviourism) nasce ufficialmente negli U.S.A. nel 1913, quando lo psicologo John Watson (1878-1958) scrive un articolo intitolato "La psicologia dal punto di vista comportamentistico", e che è considerato il manifesto programmatico del movimento (che subirà trasformazioni ed elaborazioni a opera di vari autori nel corso degli anni). I cardini di tale scuola sono essenzialmente:

 

­        la psicologia vuole essere scientifica (in chiaro orizzonte positivistico) e pertanto deve essere sperimentale, oggettiva, affine per statuto epistemologico e metodologia alle scienze naturali, formulando leggi (nomotetica);

­        dovrà descrivere, e non interpretare, il dato osservato, rilevando ricorrenze, connessioni e frequenze;

­        occorre prendere le distanze dallo spiritualismo, dal soggettivismo e dall’innatismo, ma soprattutto dal mentalismo (supposte entità mentali per descrivere la condotta psicologica, il comportamento);

­        occorre occuparsi solo di ciò che è descrivibile e osservabile, ovvero il comportamento (in un’accezione riduttiva: motorio, esteriore, verbale e ghiandolare, dove anche le emozioni si traducono in contratture muscolari) bandendo dal proprio ambito d’indagine la coscienza individuale;

­        i comportamenti complessi non sono che una serie di singole reazioni fisiche (omologazione tra comportamento animale e umano): l’individuo "diviene" in una continua risposta attiva e concreta agli eventi ambientali: l’uomo è il prodotto di processi di apprendimento (e questo ha risvolti pedagogici);

­        lo schema generale è quello di stimolo-risposta (associazionismo), ovvero associazione tra l’evento-stimolo e la reazione-risposta, tralasciando la variabile organismo O (specie per i primi rappresentanti);

­        il modello più semplice e originario di stimolo-risposta è il riflesso, come reazione automatica e fisiologica dell’organismo; una grande quantità di essi sono già presenti dalla nascita; l’individuo acquisisce nuove associazioni tra stimolo e risposta instaurate dal condizionamento  riflesso o pavloviano (concetto di Ivan Pavlov, fisiologo russo: uno stimolo neutro, presentato ripetutamente in associazione a uno stimolo che provoca una risposta, diviene capace di evocare quella risposta): l’individuo emette la stessa risposta comportamentale a fronte di stimoli differenti, così come apprende nuove risposte dagli eventi-stimolo;

­        poiché il condizionamento permette di apprendere nuove modalità di risposta, esso significa anche apprendere abitudini per vivere nel sociale, per garantirsi sopravvivenza e integrazione.

 

Clark Hull (1884-1952) ritiene che il modello di apprendimento è più complesso del modello S-R: una serie di condizioni interne all’individuo, facenti parte della sua storia passata - abitudini, bisogni, pulsioni - producono una "eccitazione" interna dalla cui intensità dipende la risposta; l’apprendimento dipende dalla motivazione come riduzione dello stato di bisogno.

 

Burrhus Skinner (1904-1990), professore di psicologia a Harvard, autore di La scienza e il comportamento umano, Tecnologia dell’insegnamento, Walden due (romanzo utopistico: un’agenzia forma gli individui operando con rinforzi positivi a sviluppare in loro modi d’essere e attitudini per realizzarsi personalmente e socialmente in un vivere felice, giusto, pacifico) e altre opere, critica le istituzioni educative correnti, e propone di trasformare il metodo educativo finalizzato all’apprendimento in un impianto articolato che spazia dai temi filosofici alla qualità stessa dell’esistere umano. Pur rimanendo nel solco tracciato da Watson, afferma che:

 

­        il pensiero e il linguaggio sono forme di comportamento scomponibili nei loro elementi, quindi spiegabili con lo schema S-R;

­        la variabile O media e orienta le risposte, anche se non possiamo verificarlo;

­        l’ambiente ha un potente effetto nel modificare e modulare le risposte;

­        l’organismo umano non è solo recettore passivo di stimoli, ma è attivo nell’intervenire sull’ambiente emettendo comportamenti che non dipendono da specifici stimoli (comportamento operante), producendo conseguenze positive o negative che influenzeranno il comportamento futuro: tendenza a ripetere se l’effetto è stato positivo, tendenza a emettere risposte alternative in caso contrario;

­        il condizionamento operante sarà pertanto quello che stimolerà o scoraggerà un’azione attraverso i rinforzi positivi (premi, lodi, vantaggi personali, sorridere, prestare attenzione, far cessare uno stimolo negativo) o quelli negativi (nessuna reazione: ogni punizione non garantisce la scomparsa duratura del comportamento e potrebbe avere ripercussioni negative sul piano emozionale);

­        la tecnica dello shaping o modellamento ne diviene la logica conseguenza: si fissa un comportamento desiderato, s’individuano le tappe intermedie, in ogni sezione si somministrano i rinforzi opportuni (positivi o negativi), e per approssimazioni successive si ottiene il comportamento desiderato;

­        risulta possibile condizionare l’apprendimento di abilità complesse, come il pensiero, che può essere scomposto in processi - apprendere, discriminare, astrarre - che diventano prestazioni: si rinforzano quelle che manifestano tale processo, si scoraggiano le altre.

 

2 - Il metodo

 

Al contrario di quanto afferma Skinner, la visione di uomo alla base del Comportamentismo è essenzialmente quella di un essere passivo: egli non dà un senso proprio agli accadimenti, ma si uniforma, si omologa al significato sociale. L’uomo è plasmato dall’ambiente in cui vive, è quindi plasmabile, e il suo comportamento è frutto sia degli stimoli ambientali, sia delle risposte (positive o negative, gratificanti o frustranti) che tale ambiente gli restituisce. La mente, peraltro inconoscibile, conta poco, così come i sentimenti, l'interiorità. Alla base sembra rintracciarsi la corrente dell'empirismo francese, il materialismo di Julien Offroy de la Mettrie (il suo L’uomo macchina è del 1748) e l'opera di Claude-Adrien Helvétius. Per il primo infatti l'uomo è una macchina, sia il corpo che l'anima sono il risultato di processi meccanici, tutto il comportamento umano è riconducibile alle leggi della materia e del movimento, la volontà soggettiva non ha alcun spazio in quanto istinti, azioni e cervello sono il risultato di leggi deterministiche; per il secondo l’educazione è onnipotente, l’uomo è totalmente plasmato dal contesto esterno in cui nasce e vive, predisponendo il quale si può trasmettere una forma d’istruzione che renda tutti gli uomini uguali, mentre l'intelligenza si costruisce solo con le sensazioni. Come ci fa notare Heinz von Foerster, macchina è uno strumento concettuale, non meccanico; introdotto da Alan Turing, una macchina banale è quella per cui a un determinato input (causa in Fisica, stimolo in Psicologia) essa scatta per fornire un output (effetto, risposta) definito; si possono costruire macchine banali proprio allo scopo di ottenere quei risultati, la si può analizzare, la si può conoscere senza bisogno di aprirla (è determinabile analiticamente), non dipende dalla storia (non ricorda cosa ha risposto la volta precedente, risponderà seguendo la stessa legge la volta seguente), è prevedibile. La nostra cultura, aggiunge, ha sempre modellizzato i processi come macchine banali. Per Rupert Riedl l'aspettativa di un legame "se…allora…" (suono della campana, mangiare per il cane), un legame necessario e causale, è molto profonda nella nostra specie, forse perché ha sempre funzionato bene e si è rivelato vitale per la sopravvivenza. Burhus Skinner metteva un piccione in ogni scatola e forniva loro un chicco di cibo a intervalli regolari; tra un chicco e l'altro, i piccioni non stavano fermi, ma svolgevano tutta una serie di attività, come zampettare, pulirsi, etc. Presto o tardi però il chicco cadeva in corrispondenza della stessa attività, e a questo punto scattava un processo di apprendimento per cui quella attività, quel movimento, veniva associato al cibo: esso veniva ripetuto più spesso, sempre di più, confermando al piccione che era proprio quel movimento a procurargli il cibo. I piccioni impazzirono: ripetevano sempre e solo quel movimento: la profezia del legame causale si autodetermina.

Un progetto di uomo basato sulla naturalizzazione, passivizzazione come essere più oggetto che soggetto del fare e del conoscere.

 

3 - Le metodologie

 

Dal momento che l'ambiente determina il comportamento, tutto lo sforzo va focalizzato sul primo, così da costruirlo in funzione dei risultati prefissati. Inoltre, così come i movimenti umani, anche i contenuti disciplinari sono suddivisibili in unità semplici, ognuna alla base dell'apprendimento della seconda, in una progressione lineare e determinata. Il programma educativo, osserva David Wickens, ha quindi le caratteristiche di un sistema chiuso: contenuti, obiettivi e strategie di istruzione sono predeterminati. I materiali sono prescritti e identici per ogni classe, il processo è di tipo lineare e cumulativo, l'individualizzazione del contenuto si limita ad adattare la velocità, non il contenuto del programma. I confini tra le aree del contenuto vanno mantenute, evitando ogni interrelazione. I criteri di valutazione sono prescritti dagli obiettivi di comportamento, fissati da chi ha steso il programma; si valutano i prodotti, non i processi, si accentua l'efficienza nell'apprendimento, comportamenti ritenuti non accettabili costituiscono un ostacolo per il mantenimento dell'equilibrio dell'intero sistema.

 

4 - Il rapporto educativo

 

Il criterio di tipo tayloristico per realizzare un obiettivo di democratizzazione dell’educazione è stato l’ispiratore, nel gruppo di Bloom prima e di Gagnè dopo, del mastery learning; il modello prevede la definizione degli obiettivi, il frazionamento del contenuto in unità significative e autonome, la strutturazione tecnica e metodologica che stimoli la motivazione, sessioni di verifica formativa allo scopo di produrre eventuali percorsi compensativi, e verifica sommativa finale. I test intermedi sono utili anche all’insegnante per evidenziare i punti deboli del programma.

La programmazione didattica, che definisce in termini operativi gli obiettivi, i contenuti, i mezzi e le verifiche per rendere razionale ed efficace l’insegnamento, si realizza in uno strumento di pianificazione detto curricolo, definito da Clotilde Pontecorvo come un insieme di contenuti di insegnamento, di metodi didattici, di rapporti alunni-docenti, di organizzazione, di orari, di sistemi di valutazione, di sbocchi accademici-professionali che rendono attuabile il percorso didattico. Trattandosi quindi sia di metodologia dell’istruzione che di contenuti d’insegnamento, Raffaele Laporta lo definisce un problema politico, poichè postula finalità che riguardano una concezione dell’educazione, della società, della vita nel privilegiare obiettivi culturali, affettivi o comportamentali; ciò nonostante, la sua flessibilità potrebbe consentire di calibrarlo con le esigenze delle singole personalità dei discenti a patto che gli insegnanti lo trasformino e lo ricostruiscano.

A ragione si parla di programma e non di progetto; svolgere un percorso strutturato per raggiungere uno scopo, seguire delle procedure (azione conforme alle norme) che valgono per ogni realtà scolastica non è lo stesso di progettare; intendere una lezione come procedura o come processo influisce sulla sua attualizzazione, perché nel secondo caso è l'esito di una negoziazione tra aspetti socio-cognitivi e affettivo-relazionali.

Per prima cosa occorre dunque stabilire obiettivi e finalità che ci si prefigge di raggiungere nel processo di insegnamento-apprendimento, per poi mettere a punto le necessarie strategie didattiche. Premesso che gli obiettivi specificano ambiti più ristretti, a medio termine (conoscenze, abilità, competenze, per esempio), e le finalità riguardano competenze, aspetti comportamentali ed educativi ampi, ottenibili a lungo termine (raggiungere la convivenza armoniosa, per esempio), B.S. Bloom nel 1956 costruisce delle classificazioni gerarchiche (tassonomie) di obiettivi educativi: lo scopo è quello di  definire le abilità che si vogliono far acquisire agli allievi rilevandone i comportamenti per lo più cognitivi. Il suo modello empirico definisce gli obiettivi valutativi, dal più semplice al più complesso, e ha il grande merito di permettere la verifica di tutti i tipi di apprendimento:

 

­        Conoscenza: richiamare alla mente fatti, idee, regole, termini;

­        Comprensione: utilizzazione delle conoscenze in altri ambiti mentali;

­        Applicazione: delle conoscenze in ambiti operativi;

­        Analisi: cogliere gli elementi costitutivi, le relazioni, i principi organizzatori;

­        Sintesi: saper ricomporre le parti in un modello unitario;

­        Valutazione: cogliere gli elementi necessari per strutturare un giudizio.

 

La tassonomia di B.S.Bloom si occupa altresì degli apprendimenti nelle singole unità didattiche:

 

­        Conoscenza dei termini (specialistici della disciplina);

­        Conoscenza dei fatti: avvenimenti, tempi, procedure tipiche;

­        Conoscenza di regole e principi: teorie, ipotesi, modelli interpretativi;

­        Capacità di effettuare adattamenti: estensione delle leggi generali a casi particolari;

­        Capacità di compiere applicazioni in nuovi contesti.

 

Si tratta di riferimenti sia al pensiero convergente, sia a quello divergente (le ultime due). Bloom prende in considerazione sia la sfera cognitiva che quella affettiva che quella psicomotoria, ma è solo la prima che viene maggiormente applicata.

L’istruzione programmata (Burrhus Skinner) per ottimizzare l’apprendimento è basata sulla scomposizione del sapere in unità semplici concatenate secondo una sequenza che va dal semplice al complesso: presentazione delle singole unità didattiche in forma di problema, verifica in chiave di rinforzo. La metodologia proposta è quella delle "macchine per insegnare"; i contenuti possono essere presentati o secondo una programmazione lineare (successione lineare), o secondo una programmazione lineare a scelta multipla, o attraverso la programmazione ramificata. Tali tecniche consentono un effettivo incremento di efficienza. Oggi sono diffusi i sistemi detti CAI (computer assisted instruction) e CBT (computer based training) attraverso l’uso degli ipertesti o dei sistemi esperti, in cui il PC assume un ruolo tutoriale.

Sul versante della valutazione, il modello docimologico (teoria e tecnica di controllo dei processi formativi su base quantitativa, Bloom) rappresenta il tentativo di raggiungere un risultato oggettivo attraverso procedure standard che eliminino ogni scoria di natura intuitiva e soggettiva nella valutazione. Operativamente si tratta di individuare l’oggetto di controllo (comportamento), la procedura di misurazione (test di profitto a una risposta), valutazione dei risultati (interpretazione del dato). Gli obiettivi sono forniti dalle diverse tassonomie. Ne consegue l'attribuzione di un numero a un oggetto, o a qualche sua caratteristica (voto) secondo certe scale. Il modo in cui viene gestita la misurazione è molto importante; essa prevede un momento di stimolo, la somministrazione della prova, un momento di registrazione e uno di lettura; occorre evitare sia stereotipie (aspettative nei confronti degli alunni), sia effetti alone, sia di fornire appigli per le risposte. I criteri alla base della valutazione possono essere riferiti al confronto con il gruppo o con la media (criterio docimologico in senso stretto), al rendimento iniziale (psicologico), alle condizioni di partenza dell’allievo (sociologico). In ogni caso essa conduce alla valutazione finale e all’orientamento (promozione/bocciatura e dèpistage).

La valutazione formativa promossa dal mastery learning si pone come intermedia anzichè finale, privilegiando un aspetto correttivo: comunica allo studente la situazione in cui si trova relativamente a una certa disciplina. I test di profitto impiegati usano sia risposte chiuse, sia a scelta multipla, sia completamenti che risposte aperte.

 

Parlare di rapporto educativo nel caso di una pedagogia fondata e coerente con la psicologia comportamentista, significa occuparsi di una comunicazione a una via: tutto è programmato, tutto è già stato deciso e definito nei più piccoli dettagli, la neutralità aprioristica del docente è garantita dalla statuto scientifico della didattica e della valutazione. Con chiari accenti che si rifanno all'Idealismo, occorre sottomettersi ai programmi ministeriali e alla scansione disciplinare, alle procedure e all'idea di conoscenza come costruzione pezzo a pezzo, tanti "mattoncini" che andranno a formare un edificio stabile e duraturo.

Sarà dunque compito dell'insegnante quello di "mantenere la disciplina" nel duplice senso di ambiente silenzioso e attento, e di focalizzazione sulla materia prescritta; la collaborazione tra pari non rientra negli obiettivi prefissati, in quanto non portatrice di arricchimento.

 

5 - La relazione maestro-allievo

 

Non essendo al centro del metodo alcun fattore relazionale, inteso come rapporto tra persone, si può dire che la relazione tra maestro e allievo si avvale della mediazione delle tecnologie dell’insegnamento, ossia dei mezzi tecnico-meccanici da affiancare alla lezione e al libro di testo per rendere ottimale un insegnamento omogeneo, efficace e individualizzato. In tale ambito si distinguono tecnologie in senso stretto (strumentazioni meccaniche, audiovisive ed elettroniche) e tecnologie in senso lato (razionalizzazione delle procedure: programmazione didattica e curricolare, tecniche docimologiche, mastery learning). Anche i sussidi didattici (libri di testo, manuali, sussidi audiovisivi, apparecchiature di scambio fonico-verbale nei laboratori linguistici) svolgono tale opera di mediazione.

 

6 - Relazione tra mondo della vita, mondo della scuola e mondo del lavoro

 

Usare il concetto di macchina per rappresentare se stessi, la nostra società, il nostro mondo, significa pensare a istituzioni precise, nelle quali si deve iniziare a lavorare a una certa ora, riposare in altre, dove ci sono lavori ripetitivi, turni, dove ogni operazione è pianificata nel dettaglio: routine, efficienza, prevedibilità.

Julien Offroy de la Mettrie, il padre del materialismo, viene accolto alla corte di Federico il Grande: le teorie meccanicistiche si ricollegano con quelle militari di chi, come Federico il Grande, voleva ridurre i soldati ad automi che obbedissero ciecamente a comandi e istruzioni. La concezione di Federico il Grande (che regnò dal 1740 al 1786) di un esercito "meccanizzato" diventa realtà anche nelle fabbriche. L'organizzazione è un insieme di parti, la struttura è gerarchica, vige la disciplina, l'attività concettuale slitta sui dirigenti e i progettisti, l'operaio è "appendice della macchina" ("Voi non dovete pensare: ci sono altre persone pagate per farlo", diceva Taylor ai propri operai).

Il metodo comportamentista si propone di predire e controllare il comportamento delle persone: risulta evidente come possa suscitare molto interesse da parte delle aziende, e di vaste fasce sociali. Usa tecniche non troppo difficili da mettere in pratica, è poco incline alla riflessione, e influenza molte teorie di management: si parla di Direzione per Obiettivi o MBO, di Budgeting System, di Sistemi Informativi Direzionali o MIS, di reengineering per un controllo verticale. 

In ambito scolastico, così come in quello aziendale, dal momento che i meccanismi di apprendimento sono a-mentalistici, il contesto è molto importante, l’interiorità non importante, i comportamenti come scomponibili in unità, il docente (capo) dovrà orientare i comportamenti funzionalmente agli obiettivi educativi (tassonomie): la formazione insegnerà tecniche, non creatività né sviluppo personale né diversità.

Educazione e formazione risultano protese a farci sentire a nostro agio nel posto assegnatoci, ossia adattabili, contenuti e appartenenti; l'organizzazione scolastica può funzionare in modo razionale ed efficiente (così come quella aziendale). Come osserva Gareth Morgan, le teorie meccanicistiche funzionano molto bene quando il compito è chiaro, l'ambiente è stabile, il prodotto è sempre il medesimo, la precisione è importante; il loro limite è dato dalla poca flessibilità al cambiamento ambientale, l'ottusità mentale, le barriere tra le persone, la disumanizzazione, la lentezza nelle risposte al cambiamento, l'incapacità di vedere il problema nella sua interezza. E aggiunge:

 

Buona parte dell'apatia, della trascuratezza, dell'assenza di amor proprio sono favoriti da un approccio meccanicistico: esso scoraggia l'iniziativa, incoraggia all'obbedienza invece di portare a identificarsi e a tentare di migliorare ciò che si sta facendo, inibisce lo sviluppo delle capacità individuali, rende impossibili i contributi creativi dei singoli.

 

E aggiunge Michel Foucault:

 

…una riduzione materialistica dell’anima e una teoria generale dell’addestramento e al loro centro regna la nozione di "docilità" che congiunge al corpo analizzabile il corpo manipolabile… i famosi automi erano anche manichini politici, modelli ridotti di potere.

 

Secondo Riccardo Massa

 

…il mastery learning si presenta come la svolta pedagogica del Novecento, consentendo una individualizzazione dell’apprendimento non più confusa con le schede e i progetti didattici dell’attivismo... si può imparare qualcosa solo sottoponendo a un autocontrollo continuo e sistematico il processo di studio, spezzettandolo in una molteplicità di unità didattiche e verificandone immediatamente l’apprendimento.

 

Giova chiedersi se, in un periodo di globalizzazione e continuo cambiamento, siano queste le capacità richieste alle persone per affrontare la loro vita e il loro lavoro.

 

7 - Quale insegnante nel Consiglio di Classe

 

All'interno dell'organo preposto alla programmazione o progettazione curricolare e didattica, il modello di lavoro che si privilegia sarà frutto di un'opzione teorica, conscia o inconscia che sia; risulta importante che esso sia congruente con l'oggetto del cambiamento (cosa si vuole cambiare: una procedura, uno stile relazionale) e con l'organizzazione (il tipo di organizzazione: burocratica, accentrata).

La visione del Comportamentismo (metafora della macchina, sequenza causa-effetto, ordinare sia le parti che le variabili, persone incluse) porta a scegliere un modello razionale, ovvero pianificare e programmare. Esiste "il modo giusto di fare una cosa" (one best way), occorre spiegare e misurare, la logica è burocratica ed esecutiva; il modello è imposto dal progettista (top-down: colui che sa), occorre scientificità e vedere cosa fanno gli altri (benchmarking), dal momento che l'organizzazione è un sistema chiuso. Si parte dagli obiettivi per definire ruoli, professionalità, procedure, norme di comportamento al fine di ottenere il massimo output con il minimo input possibile di risorse (l'uomo giusto al posto giusto); come osserva Achille Orsenigo

 

le competenze professionali sono concepite come programmi d'azione predefiniti e standardizzati… si progetta su qualcuno, anziché con qualcuno, e si va in crisi di fronte all'imprevisto, dal momento che l'organizzazione è stata ripulita di ogni altro tipo di progettazione...

 

Non si richiede di pensare ma di eseguire, nella separatezza tra il progettista e gli esecutori; tuttavia azioni progettate e azioni reali differiscono, e le procedure diventano astratte, la specificità locale è negata. La pianificazione razionale sembrerebbe essere pertinente quando il compito è molto chiaro, il ripetere lo stesso prodotto è fondamentale, quando occorrono routine cognitive; essa è congruente con l'organizzazione quando l'incertezza è bassa, quando vi è stabilità interna ed esterna.

 

 

Psicologia dell'educazione: Kurt Lewin

 

1 - Brevi cenni su la psicologia della Gestalt o forma

 

All'inizio degli anni Venti, in Germania nasce un movimento e una scuola che, fondandosi sul metodo della ricerca sperimentale, studia il come si percepisce la realtà circostante.

 

Fondatore della scuola è Max Wertheimer (1880-1943), di origine cecoslovacca, docente a Francoforte e Berlino e poi rifugiatosi negli U.S.A. La prima gestalt da lui individuata prende il nome di fenomeno phi: una luce che appare alternativamente in posizioni diverse risulta all’osservatore un oggetto in movimento; non è un’illusione ottica (cioè due diverse fonti luminose fisse) ma un reale evento percettivo che qualifica l’esperienza psichica e condiziona il successivo comportamento individuale (e quindi non ha senso scomporlo nella sua origine sensoriale). Lo stesso vale in ambito sonoro: una melodia non può essere scomposta nelle sue note, pena la perdita di significato. Fuori dal campo percettivo è la configurazione globale della realtà che si dà come evento nella coscienza; ciò che noi percepiamo sono totalità strutturate e non insiemi di sensazioni, la totalità è diversa dalla somma delle parti, l’individuo percepisce relazioni che rielabora. Lo stesso può applicarsi al rapporto figura-sfondo: l’osservatore può percepire l’uno o l’altro a seconda di come organizza la sua percezione, osservatori diversi coglieranno ora l’uno ora l’altro, il risultato percettivo non è determinato dalla base sensoriale ma dall’attività strutturante della mente.

Alla base dell'apprendimento non vi è dunque la percezione, ma l'organizzazione del campo percettivo: a seconda di ciò che "si vede", saranno possibili sia gli atti d’apprendimento, sia le risposte comportamentali. La Gestalt percepita risulta seguire alcune leggi:

 

­        la legge della vicinanza: gli elementi si raccolgono in unità se vicini tra loro;

­        la legge dell’uguaglianza: gli elementi più simili si raccolgono in forme unitarie;

­        la legge della forma chiusa: una forma chiusa si costituisce in unità più facilmente di una aperta.

 

Queste leggi hanno un valore importante sull’apprendimento: dire che si organizzano meglio in percezioni globali gli elementi caratterizzati da uguaglianza, vicinanza e compiutezza formale, può voler dire che si percepiscono, apprendono e ricordano meglio.

Da un punto di vista educativo, occorre riuscire a selezionare le relazioni tra funzioni e struttura: in tal modo l’apprendimento non è solo ricostruzione come capacità di applicazione di soluzioni già note applicate a un nuovo problema, ma anche sviluppo di una strategia cognitiva. Occorre sostenere l’allievo soprattutto nelle modalità di pensiero produttivo (creativo e divergente, generatore di nuove soluzioni) oltre che in quello logico e convergente.

Per riassumere, secondo la psicologia della Gestalt:

 

­        oggetto di percezione sono le "forme", "unità significative" ovvero configurazioni unitarie non riducibili ai singoli componenti;

­        il processo percettivo si riferisce a questa totalità (e non alla somma di sensazioni) e le parti assumono significato solo alla luce della struttura complessiva;

­        questa "forma" non è percepita dagli organi di senso bensì da un’attività centrale e creatrice (organismo);

­        tra gli eventi ambientali (stimolo) e le risposte comportamentali (risposta) si interpone la variabile O (organismo) che struttura e trasforma lo stimolo fisico in un’esperienza psichica, motore delle risposte comportamentali;

­        oggetto di studio diventa pertanto la coscienza soggettiva (la "scatola nera" dei comportamentisti) che svolge funzione cognitiva nel dare forma all’esperienza sensoriale; chi percepisce non è semplicemente un bersaglio passivo ma struttura e impone ordine alle proprie percezioni (figura-sfondo);

­        la metodologia è quella di una rigorosa ricerca sperimentale.

 

2 - Il metodo

 

Kurt Lewin (1890-1947), inizialmente appartenente alla scuola della Gestalt prima di fuggire negli U.S.A., rielabora e amplia alcune intuizioni del movimento tedesco, fino a divenire, secondo Duccio Demetrio, un fenomenologo, "perchè include nel campo di osservazione delle forme psichiche i fatti motivazionali ed emozionali".

 

Per prima cosa occorre abbandonare l’abitudine di collocare i fenomeni in categorie di tipo classificatorio: occorre avvalersi del metodo costruttivo, poiché ciò che interessa sono gli aspetti dinamici degli eventi, e l'orientamento deve essere psicologico (interessano l'intenzione, la frustrazione, il conflitto, per esempio) anziché fisico, rivolto alla totalità della situazione. Osserva:

 

All'epoca dei Greci la geometria passò da un metodo classificatorio (che raggruppa figure geometriche in base alle somiglianze) a un metodo costruttivo o genetico (che raggruppa le figure a secondo del modo in cui vengono prodotte o derivate l'una dall'altra)… La biologia… cercò di compiere un passo decisivo in questa direzione nel momento in cui il sistema di Linneo venne superato da quello di Darwin.

 

La totalità della situazione è rappresentata dal campo; la teoria di campo o topologia sostiene che il comportamento è in funzione del mutamento dello stato del campo, rappresentato per l'individuo dallo spazio di vita del singolo (persona e ambiente percepito). Gli oggetti e le relazioni che vanno inclusi nel campo sono quelli che esistono, quelli che hanno effetto dimostrabile: bisogni, fini, struttura cognitiva, appartenenza al gruppo, risorse politiche ed economiche, nella loro interdipendenza, mentre solo le cause "qui e ora" determinano il comportamento. Lo studio della personalità si fa anche ecologico: è impossibile interpretare prescindendo dall’ambiente.

 

In psicologia descrivere una situazione 'oggettivamente' significa…descrivere la situazione come la totalità dei fatti, e soltanto di quei fatti, che costituiscono il campo di quel individuo.

 

Le variabili psicologiche fondamentali sono:

 

­        la posizione: appartenenza di un individuo a un gruppo, partecipazione affettiva a un'attività;

­        la locomozione: rapporto tra posizioni nel tempo;

­        la struttura cognitiva: posizione di regioni invece che di punti;

­        la forza: la tendenza alla locomozione;

­        la meta: il campo di forze che puntano verso una regione;

­        il conflitto: sovrapposizione di campi di forze;

­        la paura: il futuro psicologico, fatto di aspettative, speranze, colpe;

­        l'influenza: la possibilità di indurre forze;

­        i valori: quelli che inducono i campi di forze.

 

3 - Le metodologie

 

L'apprendimento è funzione del conflitto: si percepisce la propria inadeguatezza, e questo spinge alla ricerca di un campo percettivamente più ricco, realizzando un mutamento della struttura cognitiva, all'origine di ogni ulteriore comportamento. Quanto più il soggetto sarà capace di distanziarsi psicologicamente dal problema, di guardarlo nella sua totalità e complessità, tanto più sarà in grado di realizzare le condizioni per un reale cambiamento delle sue strutture cognitive. Osserva Lewin:

 

E' bene essere consapevoli che di importanza essenziale per l'apprendimento non è la ripetizione ma il cambiamento della struttura cognitiva… La mera ripetizione, se reiterata, ha un effetto decisamente opposto sull'apprendimento… conduce alla disorganizzazione e alla indifferenziazione… quel che è significativo diviene insignificante e quel che è stato appreso viene disimparato. 

 

4 - Il rapporto educativo

 

La capacità individuale di affrontare i diversi compiti che l’ambiente richiede è detta capacità di locomozione; l'educazione ha il compito di potenziare l’articolazione del campo (tanti interessi) e di sviluppare la locomozione tra le varie aree, rendendo l'individuo capace di risolvere problemi di ordine cognitivo, compiti sociali nell’entrare in contatto con altri individui, compiti professionali per affrontare un nuovo lavoro.

 

5 - La relazione maestro-allievo

 

Uno dei lavori più geniali che hanno segnato profondamente la psicologia è stato quello sulle atmosfere di gruppo: si tratta delle relazioni tra i tipi di condotte di colui che guida un gruppo e i comportamenti dei membri del gruppo. Attraverso un esperimento, un adulto conduce gruppi di ragazzi di 10-11 anni assumendo uno dei tre stili di leadership:

 

­        democratico: decisione in comune delle attività, della distribuzione dei compiti, discussione di obiettivi, ascolto delle proposte, valutazioni in corso d’opera; l’adulto era un membro del gruppo e non faceva nulla di concreto;

­        laissez faire: l’adulto informava solo su richiesta, relativamente alle risorse, evitando suggerimenti a sostegno in caso di difficoltà;

­        autoritario: l’adulto decideva quali attività svolgere, chi doveva lavorare con chi, assegnava premi/punizioni senza spiegare i criteri, restava a distanza.

 

Si ottengono alcuni comportamenti o atmosfere di gruppo:

 

­        la conduzione democratica produce relazioni cooperative tra i ragazzi e con l’adulto, e le attività proseguono anche in assenza dell’adulto (motivazione intrinseca: motivazione a svolgere un compito, il proprio compito, per la soddisfazione che deriva dall’ottenere un buon risultato, un successo);

­        la conduzione laissez faire produce comportamenti disorganizzati e inefficienti; "un ruolo fortemente frustrante, come mostra il livello di aggressività… porta a una diminuzione delle tendenze costruttive di chi vi è sottoposto e a una certa primitività del comportamento o, in altre parole, a una regressione" (D.Lagache);

­        la conduzione autoritaria produce due reazioni: forte aggressività, con conseguente competizione per ottenere attenzioni e ricompense da un capo per altro dichiaratamente non amato; forte apatia, con disinteresse per l’attività, per i compagni, e abbandono dell’attività all’uscita del capo dal locale.

 

Nel 1947 conia per primo il termine “dinamica di gruppo”: occorre agire come soggetti in prima battuta, reagire alla pluralità degli altri che sono soggetti come noi (e non cose), confrontarsi con un gruppo che ci costringe a cambiare, e così cambiando il gruppo stesso.

 

6 - Relazione tra mondo della vita, mondo della scuola e mondo del lavoro

 

Nelle dinamiche quotidiane, all'interno della scuola, all'interno di realtà lavorative, all'interno della propria famiglia, le situazioni gruppali sono piuttosto la norma che l'eccezione. La consapevolezza nel farsi parte attiva per la costruzione di determinate atmosfere di gruppo permette di "prevedere" i risultati ipotizzabili in termini di comportamenti e in termini di benessere individuale e collettivo.

All'interno delle famiglie, così come nelle attività produttive, acquista crescente valore strategico sapersi rapportare con gli altri, ovvero considerarli soggetti anziché oggetti. In ambito familiare, quando genitori e figli sono impegnati nella presa di decisioni che incidono sulla vita dei figli, questi ultimi mostrano più autoregolazione e controllo di sentimenti e condotte in un clima democratico, ovvero se coinvolti realmente; parimenti importante sembra essere l'attirare l’attenzione dei ragazzi sugli effetti che le loro azioni hanno su gli altri. In ambito lavorativo lo stile di leadership democratico è l'unico in grado di assicurare quel clima di partecipazione e costruzione della conoscenza alla base dell'innovazione.

 

7 - Quale insegnante nel Consiglio di Classe

 

Kurt Lewin è considerato l'ideatore del sistema di ricerca noto come action-research; si tratta, come osservano Speltini e Polmonari, di una metodologia di ricerca in cui sono attivi sia i soggetti-oggetti, sia i ricercatori, così da consentire sia d'intervenire sulla realtà sociale, sia di trarre dalle esperienze concrete nuovi elementi di conoscenza.

Per quanto concerne la possibilità di sperimentare e migliorare l'apprendimento degli alunni attraverso quello che considera il miglior stile di leadership, Lewin osserva:

 

Un esempio riuscito di mutamento dell'ideologia e del comportamento sociale è il riaddestramento condotto da Bavelas (1942) di leader autocratici di gruppi ricreativi in eccellenti leader democratici… prodotto in parte mediante l'osservazione di altri leader, in parte attraverso un esame approfondito delle varie possibilità di reazione dei leader a una molteplicità di situazioni emergenti dalla vita del gruppo. In questo modo la struttura cognitiva del campo "comportamento del leader" divenne molto più accuratamente differenziata; l'individuo divenne sensibilizzato.

 

Il rimando sembra pertanto rivolto non solo alle atmosfere di gruppo all'interno della classe, ma anche a qualsiasi gruppo volto alla progettazione e all'apprendimento. Attraverso l'action-research, attraverso il riesame del proprio stile di leadership all'interno della classe e all'interno del Consiglio di Classe, il ruolo dell'insegnante e dell'alunno diventano attivi, co-costruttori di un campo che abbia le caratteristiche psicologiche atte a consentire la scoperta e l'apprendimento, giacchè

 

… uno dei compiti principali della ricerca empirica e dell'osservazione sistematica in psicologia sociale è quello di fornire dati attendibili circa le proprietà del campo nel suo complesso.

 

Il rimando ideologico al metodo è immediato:

 

Apprendere la democrazia significa… che la persona deve fare qualcosa invece di essere passivamente mossa da forze imposte… significa stabilire certe valenze, valori e ideologie… acquisire familiarità con certe tecniche quali a esempio quelle della decisione di gruppo.

 

Ma quali sono le forze con le quali occorre confrontarsi?

 

… rapporto tra fattori psicologici e non psicologici [quali] clima, comunicazioni, leggi del Paese… o dell'organizzazione… per scoprire il significato di questi dati nella determinazione delle condizioni-limite della vita dell'individuo o del gruppo… Quali condizioni devono essere mutate al fine di produrre un dato risultato… bisognerebbe vedere la situazione attuale… come prodotto di certe condizioni o forze. Una cultura… non è qualcosa di statico, bensì un processo vivente… il risultato di una molteplicità di forze… Il processo è soltanto l'epifenomeno, in quanto l'oggetto reale di analisi è la costellazione di forze.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bibliografia di riferimento

 

 

­        AA.VV., Piaget in classe, a cura di Milton Schwebel e Jane Raph,Torino, Loescher, 1988

­        AA.VV., La realtà inventata, a cura di Paul Watzlawick, Milano, Feltrinelli, 1988

­        AA.VV., La sfida della complessità, a cura di Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti, Milano, Feltrinelli, 1997

­        AA.VV., Didattica per progetti, a cura di Franca Quartapelle, Milano, Franco Angeli, 1999

­        AA.VV., La progettazione sociale, a cura di Francesco D'Angella e Achille Orsenigo, Quaderni di animazione e formazione, Torino, Edizioni Gruppo Abele, 1999

­        Calvani, Antonio, Elementi di didattica, Roma, Carocci, 2001

­        Infantino, Agnese, Progettazione pedagogica e organizzazione del servizio, Milano, Guerini, 2002

­        Lewin, Kurt, Teoria e sperimentazione in psicologia sociale, Bologna, Il Mulino, 1972

­        Massa, Riccardo, Istituzioni di pedagogia e scienze dell'educazione, Bari, Laterza, 1997

­        Massa, Riccardo, Cambiare la scuola Educare o istruire?, Roma, Laterza, 1998

­        Morgan, Gareth, Images Le metafore dell'organizzazione, Milano, Franco Angeli, 1999

­        Speltini Giuseppina, Polmonari Augusto, I gruppi sociali, Bologna, Il Mulino, 1999